Cosa significa essere autonomi dai partiti?

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Cosa significa essere autonomi dai partiti?

Messaggio  massmal il Lun Nov 01, 2010 3:56 pm

Non passa giorno senza che qualcuno antropologicamente migliore degli altri, ossia quelli che io sono più viola di te, non bacchetti sulle manine chi pensa che essere autonomi dai partiti non significhi necessariamente esserne diversamente subalterni o, se volete, culturalmente subalterni. Essere autonomi dai partiti significa una cosa: effettuare le proprie scelte politiche respingendo ogni tentativo di condizionamento delle proprie priorità politiche e degli obiettivi di un movimento. Se il partito y aderisce alle tue priorità, non sei tu a non essere autonomo ma, viceversa, è il partito y a non essere autonomo da te: è il partito y che mette in discussione il proprio asse stretegico cedendo sovranità politica e programmatica. Non servono le enunciazioni di principio o l'evocazione della parolina magica per renderti autonomo dai partiti. non basta dire "sono apartitico" (espressione mutuata dalle formazioni di estrema desra) per esserlo. Occorre semplicemente esserlo. Noi lo siamo. Abbiamo alcune proposte, tra legge elettorale e conflitto di interessi, che piacciono poco o nulla ai partiti, e in particolare a quelli cui veniamo strumentalmente ricondotti, eppure non soltanto non vi abbiamo rinunciato ma proveremo a rilanciarle nel dibattito pubblico attraverso la cosiddetta convention dopo averlo fatto con la manifestazione del 2 ottobre. Mettere i partiti con le spalle al muro, costringerli ad impegnarsi significa essere autonomi dai partiti. Strepitare continuamente contro i partiti, una volta definendoli cricche e un'altra auspicandone il loro dissolvimento politico significa invece esserne culturalmente subalterni, esistere in funzione di un'altra storia, di un altro percorso che è legittimo almeno quanto il nostro. E significa, pure, non rispettare i tantissimi cittadini che nei partiti si riconoscono ma che si riconoscono pure nelle nostre battaglie. Noi non dobbiamo cambiare i partiti o gli uomini dei partiti perché quelli li cambi iscrivendoti al partito e conducendo battaglie politiche a viso aperto, vincendo o perdendo i congressi, confrontandoti e rispettando le regole e le dinamiche che le comunità partitiche si sono date legittimamente. Noi dobbiamo cambiare i contenuti delle scelte che riguardano tutti e anche chi non è iscritto al partito: il lavoro, la scuola, l'ambiente. E per farlo abbiamo scelto questa modalità: operare dall'esterno per rivendicare scelte più giuste per tutti, iscritti e non iscritti ai partiti. O almeno, quelle che noi riteniamo essere le scelte più giuste per tutti perché non è scritto da nessuna parte che ciò che proviene da noi sia necessariamente giusto e condiviso dai cittadini. Noi non siamo contro i partiti e siamo rispettosi della loro autonomia così come a loro chiediamo il rispetto della nostra. E allora dove si vince la partita sui contenuti, sui programmi? Chi stabilisce che, pur nel reciproco rispetto dei profili di autonomia, alcuni contenuti siano più "giusti" degli altri? Più condivisi? Lo decidono i cittadini, unici titolari della sovranità popolare. E allora è tra i cittadini, nella società che dobbiamo lavorare per costruire ipotesi diverse. E' lì che dobbiamo vincere la sfida politica e culturale per il cambiamento, è lì che dobbiamo ricercare le risposte e le proposte per un Paese migliore. Chi vuol continuare a cercare le risposte nei propri club di amici, nelle proprie ristrette comunità virtuali o peggio nel proprio narcisismo identitario ponendosi -non si capisce perché- come indiscutibile autorità morale (direi religiosa), è libero di farlo. Noi abbiamo scelto una strada diversa che parla il linguaggio della partecipazione e non quello della fede, il linguaggio dell'apertura e non quello dell'identità, il linguaggio del confronto e non quello del dogma. Per cercare risposte e non per dare risposte. Ci vediamo il 5 dicembre!

* Ovviamente, può essere pure che ho sbagliato analisi. Se è così ditemelo faccio presto a condividere idee più giuste delle mie Smile


Massimo Malerba

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Messaggio  Francesco.Lauria il Mer Nov 03, 2010 4:41 pm

Concordo con l'analisi proposta da Massimo: noi a Milano abbiamo pagata cara la mancanza di chiarezza su questi temi con una spaccatura voluta e promossa dai fondamentalisti dell'essere apartitici. Un rapporto corretto "alla pari" con i partiti - rifiutando demonizzazioni e strumentalizzazioni - è il giusto mix per una interazione equlibrata non solo con i partiti, ma anche con tutti gli altri movimenti sindacati inclusi, esercitando le giuste critiche e sollecitazioni quando è il caso, sostendo e apprezzando le iniziative o le prese di posizione che condividiamo.

C'è un punto su cui non sono molto d'accordo: e cioè il fatto che se un partito aderisce ad una nostra iniziativa diventerebbe subalterno a noi e viceversa immagino.

Penso invece ad una dialettica fra noi e i partiti che preveda l'adesione ad una iniziativa quando si è d'accordo sui contenuti e questi contenuti non sono in contraddizione con i propri obbiettivi e la propria strategia e questo vale in entrambe le direzioni.
Subalternità sarebbe se l'adesione ad una iniziativa promossa da atri avvenisse, non condividendo i contenuti, per ragioni strumentali tipo finanziamenti voti o altro ...

Altro punto su cui riflettere a mio avviso è il perimetro della nostra a zione e del nostro incalzare i paritti, mi spiego: qualcuno sostiene che dovremmo limitarci a chiedere le dimissioni di Berlusconi in quanto obbiettivo ampio e unificante, altri pensano che dovremmo occuparci anche di temi che sono tipici argomenti dei partiti: ambiente, lavoro, diritti civili ecc..

Credo che il nostro movimento dovrebbe andare oltre le dimissioni di B. perchè ho la certezza assoluta che una volta cacciato lui avremmo più o meno gli stessi problemi dato che B. è l'espressione dei poteri forti che lo hanno voluto a tutti i costi.

D'altro canto penso che dovremmo circoscrivere l'azione sui temi della difesa della Costituzione, della legalità, della libertà di informazione... cioè sui temi fondanti la democrazia che costituiscono il terreno comune sul quale i paritti si confrontano cercando di rappresentrae gli interessi dei loro elettori.

Insomma penso che il nostro paese sia in una pericolosa crisi istituzionale e che stia correndo gravi pericoli per la democrazia e che si debba dare la priorità a questi temi per allargare il più possibile la base del nostro movimento.

Ritengo prioritario batterci per questi temi piuttosto che dividerci sulle questioni del nucleare e della gestione dell'acqua (io sono contro il nucleare e per la gestione pubblica dell'acqua e non concordo con la proposta del PD), ma penso che sui temi della difesa della democrazia e della deberlusconizzazione del paese posso stare tranquillamente a fianco di chi è favorevole al nucleare....
Francesco Lauria
Popolo Viola Milano

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